Blog

Raccontando Gonnosfanadiga: un affaccio nelle vite dei gonnesi dei primi del ‘900

“Raccontando Gonnosfanadiga” è una raccolta di circa 140  brevissimi racconti che rappresentano dei piccoli spaccati del paese dei primi del Novecento, raccolti nel 2014 di casa in casa presso 55 dei nostri compaesani più anziani e pubblicata nel 2021.

A curare questo lavoro per l’Editoriale Documenta è stata Marilena Colombu, di Gonnosfanadiga. Classe 1984, Marilena lavora attualmente presso un ente pubblico. Laureata in Editoria, Comunicazione multimediale e Giornalismo presso l’Università di Sassari, è giornalista pubblicista dal 2012 e ha collaborato con quindicinali locali quali “La Gazzetta del Medio Campidano” e il “Nuovo Cammino”.

Copertina del libro “Raccontando Gonnosfanadiga”

Nel 2020 ci siamo dedicati completamente al racconto e alla testimonianza. Per questo motivo il suo lavoro ci ha incuriosito tanto e abbiamo deciso di rivolgerle qualche domanda.

Come ha avuto inizio questo tuo viaggio tra le storie e in che modo sei riuscita a far sì che si aprissero le porte dei ricordi?

Questa avventura è nata nel 2014 quando la casa Editrice Documenta, con la quale avevo già collaborato nel 2010 con il Volume I di  “In Gonnosfanadiga”, mi ha contattato per propormi una nuova collaborazione, diversa dalla precedente e incentrata su racconti anziché sulle immagini.

Il progetto mi ha incuriosito e ho deciso di aderire. Ho contattato principalmente le persone che conoscevo e quelle con le quali avevo un collegamento, ma anche coloro che sapevo che avrebbero potuto raccontarmi degli aneddoti interessanti.

In una nota da curatrice affermi che il tuo lavoro è stato quello di riportare con fedeltà per iscritto dei documenti orali, rispettando le forme sintattiche e semantiche adottate dagli informatori. Quanto tempo ci è voluto per completare il lavoro? È stato semplice per te oppure in alcuni casi hai avuto l’istinto di intervenire sui testi?

Per trascrivere i racconti ho impiegato alcuni mesi. Non ho mai avuto la tentazione di intervenire sui testi, ma è stato impegnativo restare fedeli al racconto originale e fare in modo che la forma scritta rispettasse il racconto verbale.

Di tanto in tanto, nei testi si ritrovano anche delle espressioni e delle intere frasi in sardo. Quanto pensi sia importante questo tipo di approccio per preservare anche aspetti culturali legati alla lingua sarda?

Trattandosi di un libro di aneddoti è importante che siano riportate, finché é possibile, le parole originali e le espressioni di chi li ha vissuti e raccontati. Riportare alcune esclamazioni nella loro lingua originale le rende più comprensibili e più vicine alla realtà, ma soprattutto consente di rispettare il legame con la lingua madre e con la cultura sarda più in generale.

Il libro riporta titoli, testi e nomi degli informatori, senza una suddivisione interna. Nonostante ciò, si ritrovano al suo interno alcuni nuclei tematici, indice del fatto che alcuni aspetti della vita erano riflesso di un vissuto comune. Ce ne vuoi indicare qualcuno particolarmente significativo?

La suddivisione dei racconti all’interno del libro “Raccontando Gonnosfanadiga” segue le stesse regole degli altri volumi della collana “Raccontando” a cui appartiene e che prevede un volume per ogni paese della Sardegna. Non c’è una suddivisione specifica perché si tratta di aneddoti legati alla vita quotidiana che variano da luogo a luogo. Ogni comune ha la sua predominanza di argomenti e Gonnosfanadiga si riconosce per alcuni temi ricorrenti: alcuni piacevoli e divertenti legati al cibo e ai giochi di infanzia, altri più tristi legati alla guerra e al bombardamento del 17 febbraio 1943, altri ancora legati alla tradizione e a momenti storici come la costruzione delle Chiesa del Sacro Cuore o la vita nell’Orfanotrofio di Suor Emilia.

Nel 2014 hai incontrato oltre 50 persone che si sono aperte nel raccontare dei piccoli episodi personali. Quali emozioni scaturivano da quei racconti? Ci sono delle testimonianze che hai particolarmente a cuore e che ti hanno insegnato qualcosa che prima non sapevi?

Agli anziani piace raccontare il loro passato e la loro gioventù. Quando vengono intervistati non amano soffermarsi su un singolo episodio, del quale tendono a raccontare pochi dettagli, ma amano raccontare tanti episodi differenti, spesso brevi, ma per loro significativi. Questo progetto è stato emozionante per me perché mi ha permesso di conoscere numerosi retroscena su alcune usanze antiche della quotidianità e su persone e luoghi significativi di Gonnosfanadiga che prima ignoravo. L’intervista dal vivo ha permesso di constatare la veridicità dei racconti, poiché la gioia o la sofferenza che li contraddistingue è ancora viva nelle persone che li raccontano.

Inoltre, c’è un concetto di fondo, più che un episodio specifico, che ho potuto cogliere soltanto ascoltando dal vivo i racconti: l’entusiasmo e la gioia con i quali i nostri nonni/bisnonni andavano a lavoro, se pure bambini o giovanissimi, o trascorrevano le giornate. Spesso senza scarpe o vestiti e sofferenti per la fame, soprattutto nel periodo della seconda guerra mondiale, ma nonostante tutto felici e sereni perché si stava insieme, tra bambini o in famiglia o nel vicinato. C’era tanta creatività: spesso si inventavano giochi e i passatempi, le canzoni. Persino la camminata che dovevano fare per raggiungere il posto di lavoro in campagna era un momento sereno che compensava fatiche e mancanze. Nell’ascoltarli ho percepito una sorta di nostalgia verso un periodo per il quale le persone, pur non avendo quasi nulla, riuscivano ad essere felici con poco e un po’ di dispiacere verso il presente, in cui spesso pur avendo tutto, non si riesce ad essere soddisfatti o sereni e ad accontentarsi.

Nella quarta di copertina si descrivono i brani come “un’inviolabile eredità storica e spirituale, da custodire e tutelare”. A chi consiglieresti l’acquisto del libro?

Il libro contiene racconti molto brevi e di facile lettura, per questo si presta ad un pubblico di lettori molto variegato. Può interessare ai giovani, i quali possono apprendere storie di quotidianità totalmente diverse dalla realtà dei nostri giorni e conoscere come vivevano la vita i loro nonni. Può interessare agli adulti, che hanno un ricordo dei loro genitori e che riconoscono storie e aneddoti che in parte hanno vissuto. Infine può interessare agli anziani che si rivedono nei racconti e si sentono protagonisti.

In chiusura, c’è qualcosa che ti piacerebbe aggiungere?

Ci tengo particolarmente a ringraziare tutte le persone che hanno messo a disposizione il loro tempo per tramandarmi i racconti della loro gioventù.
Ringrazio anche i loro famigliari e tutti coloro che hanno collaborato alla realizzazione di questo progetto.
Senza la preziosa collaborazione di tutte queste persone non sarebbe stato possibile pubblicare questo libro.